La Storia

L’Osteria Ai Assassini, un tempo detta "Cantine Sima", esiste dai primi del 900, come "bacaro" (casa di dio Bacco) e vendita di vino, all’epoca fornito dalle cantine della famiglia nobile veneziana Marcello. Dal 1988 Giuseppe Galardi, dopo aver fatto esperienza nella ristorazione, in Italia e all’ estero, senza traumatizzare lo stile e gli arredi del locale inizia la sua storia come oste nel vero senso della parola, molto spesso dimenticato. L’Osteria Ai Assassini è ricca di attrezzi, strumenti e di storia, pensate che i tavoli utilizzati, provengono dal disassemblaggio del vecchio bancone dell’ ufficio anagrafe del Comune di Venezia, ed ha quindi visto passare intere generazioni. Se il legno potesse parlare, tra passato e presente, quante cose avrebbe da dire, avendo accolto dalle persone piu’ semplici ad artisti, sportivi e scienziati, che frequentano ed hanno frequentato il nostro locale.

 

 

 
 

Significato della parola "Assassino"

Assassino è puna parola di origine arabica, e Assassini si chiamavano al tempo delle crociate i seguaci di Hassan-Sabah. Sembra che questa parola, di cui abbiamo traccia sotto la forma di "Heississini", venga dall'arabo Hashish, con cui s'indicava una preparazione fatta con sostanze vegetali, la quale produceva una specie di alterazione estatica. Probabilmente venne associata all'omicidio dal momento in cui, nell'antichità, i più efferati delitti venivano quasi sempre compiuti da persone alterate dall' hashish.
Vi fu anche un tempo in cui, per mostrare fedeltà ed osservanza ad una persona, si diceva: "sono vostro assassino", come si sarebbe detto più tardi: "son servo vostro".

 

 

 

   
 

Perchè "Rio Tera' degli Assassini"

L'osteria "Ai Assassini" prende il nome dalla strada in cui si trova, appunto Rio Terra' (canale interrato) degli Assassini.
Le caratteristiche strade strette veneziane, con passaggi obbligati, costituivano un tempo il luogo ideale per aggressioni, omicidi e rapine. Prima dell'interramento del canale, in prossimità dell'Osteria, era presente il Ponte degli Assassini, così chiamato per i frequenti omicidi compiuti a scopo di rapina ai danni delle persone che, scegliendo queste strade nascoste per non farsi notare, si recavano, con le sacche piene di denari, a frequentare le cortigiane dell' adiacente Calle della Mandola.

 

 

 
 

Sua Maesta' Il Baccalà

Lo stocaffisso, chiamato da sempre baccalà, è il merluzzo pescato nelle fredde acque settentrionali del nord della Norvegia dai pescatori delle isole Lofoten, pulito, privato della testa e lasciato essiccare dal vento del Nord, fino a diventare duro come un bastone. La parola "stoccafisso" significa appunto "pesce bastone".
Questo pesce, essiccato naturalmente, è stato scoperto per la prima volta nel 1432 dal capitano Veneziano Piero Querini, naufragato proprio presso le isole Lofoten.Tornato dopo alcuni mesi a Venezia, il capitano Querini consegnò al Doge una relazione sul viaggio e sul naufragio, facendo conoscere per la prima volta ai Veneziani lo stoccafisso. Ma nessuno si interessò, poichè i mari locali fornivano pesce fresco e buonissimo in grande quantità. Solamente dopo il Concilio di Trento, nel 1563, con l'ordine ai cristiani di mangiare di magro per quasi 200 giorni all’anno, che i veneziani decisero di andare ad acquistare lo stoccafisso , data la scarsa disponibilità di pesce fresco d’inverno e durante la Quaresima. Così, pian piano, nella seconda meta del 500, lo stoccafisso entrò nelle case degli Italiani.

 

 

 
 

In verità, fino a qualche decennio fa, questo pesce secco e duro costava molto poco, per cui era diventato un piatto tradizionale, in particolare la vigilia di Natale e del venerdì di Quaresima.
Arrivato il benessere, a partire dagli anni 60, comincio' ad essere utilizzato sempre meno..
Ora, nonostante il costo a volte proibitivo, lo stoccafisso sta tornando di moda, e viene presentato dai cuochi di molti ristoranti in modo stupendo, tale da prendere alla gola i buongustai.
Tra i piatti più celebri ricordiamo il “Baccala Mantecato” dei Veneziani, il "Baccala alla Vicentina", lo "Stocco alla Ghiotta" di Messina, lo "Stoccafisso alla Burrita" dei Genovesi, e lo "Stoccafisso alla Marchigiana".
Il baccalà è diffuso non solo in tutta Italia, ma anche in Istria, Dalmazia, e fin dove i Veneziani e Genovesi estesero in passato la loro influenza.